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Oliveto tradizionale e superintensivo, quali sono le differenze?

Quali sono le differenze tra oliveto tradizionale e superintensivo? Scopriamole insieme.

L’ovicoltura si caratterizza molto per le tecniche di coltivazione che si rifanno alla tradizione ma viviamo anche un importante momento di svolta, in cui bisogna necessariamente tener conto delle novità introdotte.

Prima tra tutte spicca la coltivazione del Superintensivo, modello di coltivazione che differisce da quello tradizionale per metodo, resa e struttura.

Olivicoltura Tradizionale

L’Italia è tra i maggiori produttori di Olio Extravergine di Oliva di qualità. Un’eccellenza alla base della dieta mediterranea la cui produzione ha origini antichissime. La maggior parte delle coltivazioni sul nostro territorio sono di tipo tradizionale, ovvero:

  • meno di 200 alberi per ettaro
  • alta produttività per albero ma bassa per ettaro
  • bassa meccanizzazione
  • elevati costi di produzione

Inoltre, molto spesso l’oliveto tradizionale si sviluppa su superfici contenute, mantenendo raccolta e gestione pressoché manuale con qualche aiuto da parte della tecnologia.

Olivicoltura Superintensiva

Si sviluppa sull’esempio del modello spagnolo, con l’implementazione di ulteriori progressi quantificabili in termini resa, risparmio dei costi ed efficienza. Le differenze di un oliveto superintensivo sono sostanziali:

  • 600/1600 piante per ettaro
  • dimensione delle chiome ridotte
  • sistemazione a filari paralleli
  • impiego di macchine potatrici e raccoglitrici che agiscono sulla parete produttiva
  • precoce produzione
  • altissima resa

L’olivicoltura superintensiva rappresenta un metodo economicamente vantaggioso capace di esaltare la qualità dell’olio extravergine di oliva.